L'INCANTEVOLE VAL D'OTEN

Un angolo da favola fra le Marmarole e
l'Antelao regno di fiori ghiaie e leggende.


- PAGINA IN AGGIORNAMENTO -

Val d'Oten, valle Cadorina, il cui nome misterioso come la sua frequentazione si perde nella notte dei tempi, racchiusa tra le Marmarole e l'Antelao che, come vuole la leggenda, si erge gigante pietrificato sui possenti banchi calcarei del "Ciauderona", mentre la sposa sua, "Pile" per sfuggire al maleficio che colpì gli Dei pagani, trasformata in cascata si inabissava dopo breve corsa tra le pietraie della "Gravina".

Val d'Oten dalle ampie pendici della Val di Pae, coperte da boschi millenari di cupe abetaie, ai loro piedi chiazze di ruvidi pini dai rami contorti condannati al magro sostentamento della poca terra che ricopre le ghiaie calcinate.

Incantevole angolo del Cadore che, al miracolo dell'estate alpina, si ricopre di tappeti di driade, residuo glaciale delle migrazioni altaiche e pianta pioniera che, con le foglie rimaste della passata stagione e le lunghe affioranti radici, trattiene il mobile ghiaino della piana; dove i rari salici si improvvisano sostegni dei tralci rampicanti della clematide alpina dai solitari fiori azzurro-violetti; dove ancora il blu intenso della genzianella dei calcari si alterna al rosa carico della dafne striata e al giallo canario della primula auricola. Val d'Oten dove, nascosta e protetta da ginepri e mughi, regna ancora la più preziosa, la più bella, la più rara delle nostre innumerevoli orchidee: la scarpetta di Venere o, per i non pagani, "della Madonna": dieci anni passati dalla caduta del seme alla formazione del rizoma, dodici per il primo fiore.

Val d'Oten dove l'alitare della brezza porta lontano il profumo del garofolino dal pennacchio, dove l'amaro lichene delle renne cerca protezione ed alimento sotto il rododendro irsuto, mentre il suo cugino più elegante e delicato preferisce l'ombra del Ciauderona; ed ancora mirtilli neri e rossi, i rovi di monte, l'asclepiade, le linarie, l'eufrasia, la primula farinosa, il serpillo e piante ancora usate da sempre dai valligiani come medicine: "la farmacia del Signore".

Val d'Oten che, quando tutto questo scompariva sotto la coltre farinosa delle nevi invernali squassate dalla tormenta immancabile al levare delle correnti, vedeva un tempo file di calaltini che, slitta in spalla, arrancavano sull'alta neve instabile risalendo il Vanadel per poi scendere con il carico della legna tagliata in autunno, in una lunga e veloce corsa al paese.

Val d'Oten, valle tutta calaltina, forse l'unico nostro bene, bene prezioso da conoscere, da conservare, da difendere.



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