LE PRIME ARDITE SALITE
SULLE MARMAROLE


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La prima ascensione nel gruppo delle Marmarole risale al 19 ottobre 1867. Incerta è la cima salita, ma sicuro il nome dei salitori: il Capitano Somano e Giovan Battista Toffoli, Tita Petòz per i Calaltini. Guardia forestale ed esperto cacciatore quest'ultimo, e proprio per questo profondo conoscitore delle sue montagne: “Le Marmarole le e mèe!” Queste erano le parole che pronunciava per esprimere la sua passione per la Catena che fa da sfondo a Calalzo.

Nel 1872 De Falkner, nella prima ascensione ufficiale al Cimon del Froppa, vide un ometto solamente nel punto più alto del Contrafforte che dal Cimon si protende verso nord-est. Sebbene Tita accompagnasse poi Luisa Fanton sul Cimon del Froppa mostrandole la via lungo la quale era salito, il dubbio rimase ed il merito venne attribuito a De Falkner.

L'esplorazione delle Marmarole continuò con Cesaletti che nel 1877 compì la sua impresa sulla Torre dei Sabbioni; nel 1882 Purscheller e Zsigmondy salirono il Monticello e nei due anni successivi Darmstädter compì una sistematica perlustrazione del gruppo.

Attivissimi su queste cime furono anche la guida auronzana Orsolina ed i cortinesi Barbarìa, Siorpaes e Dimai.

Nel 1908 irruppero sulla scena della montagna cadorina i fratelli Fanton, pionieri non solo dell'alpinismo, ma anche del turismo cadorino. Essi fecero del loro albergo il centro intorno al quale gravitò tutto il mondo della montagna di allora. Re Alberto del Belgio fu frequentatore abituale dell'Albergo Marmarole, e così Antonio Berti; in seguito arrivò anche Cesara, tanto per citare qualche nome.

L'esempio dei fratelli Fanton fu contagioso. Altri giovani esperti cacciatori, ottennero nel 1910 la qualifica di portatori e nel 1914 furono promossi guide: si tratta dei due cugini Giuseppe e Luigi De Carlo, di Rizzios.

Ernesto Bertagnin, primo gestore del Rifugio Chiggiato, ed anche lui guida, fu alpinista longevo: a 80 anni scalò ed arrivò in cima Campanile Toro.

TITA PETÒZ PER PRIMO
SULLA VETTA DEL FROPPA

Anche se duramente impegnati nelle fatiche del loro vivere, i nostri antenati non potevano non avvertire la bellezza delle montagne sulle quali portavano a pascolare i loro animali, falciavano l'erba, si procuravano il legname.

L'unico però di cui si ricordi ancora il nome è Giovan Battista Toffoli, Tita Petòz per i Calaltini. “Le Marmarole le e mèe” diceva, ed era vero, perché ne conosceva gli accessi e le difficoltà: le aveva scalate tutte!

Nel 1867, ad ottobre inoltrato, accompagnò il Capitano dei Bersaglieri Somano sul Cimon del Froppa, la montagna più alta delle Marmarole con i suoi 2933 metri.

Ne raggiunsero il versante nord attraverso le scale di Podòs e la Val Tana; passata la notte in un riparo di fortuna attraversarono di primo mattino l'allora esteso ghiacciaio del Froppa e, alle 11:30, arrivarono in vetta.

Un vento violentissimo li costrinse a discendere immediatamente: arrivarono a Casera Daiaron per il versante sud.

È probabile che abbiano percorso in salita la via chiamata oggi De Falkner ed in discesa la via Comune.

Nel 1872 De Falkner scalò il Cimon, ma non vide nessun ometto e se ne accreditò la prima salita, stimando che G.B. Toffoli fosse salito su un contrafforte minore della montagna.

Racconta però Luisa Fanton, accompagnata sul Cimon del Froppa da Tita Petòz, che egli le indicò il luogo nel quale si era riparato dal vento e la via che aveva percorso per raggiungere la vetta.

La testimonianza della nostra grande alpinista accredita quindi autorevolmente la versione di Tita.

Vedi l'intera storia di Tita Petòz: LE MARMAROLE LE E MÈE (600 kb, pdf)


RE ALBERTO DEL BELGIO

Negli anni 1922 e 1924 Calalzo ebbe l'onore di ospitare Re Alberto del Belgio, appassionato alpinista, nel mitico albergo Marmarole.

In paese si ricorda ancora la gentilezza e la semplicità del Re, che volentieri parlava con barcaioli, pastori, contadini.

Socio della Sezione Cadorina del CAI, scalò la Croda Bianca accompagnato da Arturo Fanton, il Campanile Toro con la guida calaltina Luigi De Carlo e tante altre cime delle Dolomiti.

Le nostre montagne? Montagne da Re!



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