LE PIANTE E I FIORI


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È duro vivere in montagna: lo sanno bene gli uomini, lo sperimentano gli animali ed anche le piante, definite scientificamente orofite, che devono fare i conti con enormi sbalzi di temperatura, lunghi innevamenti, radiazioni solari che un'atmosfera rarefatta non scherma a sufficienza, vento che disidrata i tessuti.

Per sopravvivere, le specie orofite hanno sviluppato raffinate forme di adattamento: riduzione delle popolazioni, aumento del volume delle radici, presenza di peluria, adozione di tessuti capaci di trattenere l'acqua.

Nonostante queste difficoltà, si ritiene che in montagna vivano più di duemila specie di piante.

Allo scioglimento delle nevi fioriscono già eriche, farfari, crochi e soldanelle; seguite da potentille e genziane che punteggiano di giallo e blu i prati di erba secca dell'anno precedente.

Nei boschi abeti e pini metton fuori nuovi germogli, mentre faggi, frassini, aceri, ontani, betulle, salici, maggiociondoli e sorbi vestono i rami di foglie nuove: ai loro piedi anemoni, violette e acetoselle, tappezzano il sottobosco di bianco e lilla.

Le sponde dei ruscelli gonfi d'acqua sono tutte pialle per la vivace fioritura della calta palustre.

La primavera avanza, intorno ai paesi i prati rinverditi si riempiono di nontiscordardimè, margherite, ranuncoli, scabiose, campanule, sileni, salvie, lupinelle, gigli rossi; nei boschi sbocciano mughetti profumati.

Più in alto fioriscono le genziane e le primule auricole, fra i mughi si schiudono i Cypripedium Calceolus, i rododendri e le pinguicole (piante carnivore: si cibano di insetti che catturano con le vescicole viscose delle loro foglie!).

Pian piano anche i ghiaioni si vesto dei cuscini delle bianche triadi, delle posentille rosa, di cerastio, di garofani profumati, di sassifraghe, di rododendri nani: specie questa, come molte altre, di antica origine sopravvissuta alle glaciazioni.

Arriva l'estate, nei boschi fioriscono i ciclamini, maturano fragole, mirtilli e tante altre bacche, alcune velenose e nell'ombra umida crescono i funghi.

Sui pascoli alti, una volta luoghi di pascolo e fienagione, cresce qualche ostinato larice, sbocciano gigli martagoni, acopiti, cardi, aquilegie, epilobi ed arniche.

Dalle fessure delle rocce spuntano incredibilmente raponzoli, pederole e campanule; mentre, sui praticelli sottostanti alle pareti, appaiono nigritelle, stelle alpine e cuscini di silene acaule.

Quando l'estate se ne va le prime brine ingialliscono le erbe della montagna; a valle le ultime fioriture di genziane asclepiadee e di colchici anticipano l'esplosone di colori del bosco autunnale, fatto dell'oro dei larici, dell'arancio dei faggi, del rosso dei ciliegi, del viola dei viburni e del verde dei pini e degli abeti.

Il grigio dei tronchi ed il bianco della neve segneranno il riposo dell'inverno.



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