COSTELLAZIONI
PRIMAVERILI


Avanguardia delle costellazioni primaverili è la VERGINE, seconda costellazione del cielo per estensione (la più estesa è l'Idra). La stella più brillante è chiamata Spica: si trova in una regione del cielo particolarmente deserta e per questo motivo gli astronomi arabi la denominavano “la solitaria”, “l'incustodita” o “l'indifesa”. Nella Vergine merita una citazione 70 Virginis (abbreviazione 70 Vir), un'altra stella simile al Sole attorno alla quale è stato scoperto un pianeta extrasolare.

Un immancabile appuntamento di primavera è rappresentato dal BIFOLCO, o Bovaro o Pastore (in latino Bootes): è una delle costellazioni più antiche, forse una traccia lasciata da qualche civiltà preistorica nella transizione dalla caccia alla pastorizia. Descrivendo un ampio cerchio attorno al polo, il Bifolco custodiva i “septem triones” (da cui la parola settentrione), cioè i sette buoi identificati nelle sette stelle principali dell'Orsa Maggiore. Alfa è la nota stella Arturo, dal greco “arctosoura”, cioè “coda dell'orsa”, perché, si trova sul prolungamento ideale del timone del Grande Carro (Orsa Maggiore). Particolare attenzione merita Epsilon, chiamata Mirak o Izar: è una delle più suggestive stelle doppie del cielo boreale (il nostro), tanto che Struve nel 1829 le diede l'appellativo di “pulcherrima”, “la più bella”; è facilmente osservabile anche con un piccolo telescopio.

Nel cielo primaverile, un piccolo ma ben identificabile semicerchio di stelle rappresenta la corona d'oro indossata dalla principessa Arianna quando andò sposa al dio Dionisio, dopo essere stata abbandonata da Teseo, l'eroe che aveva liberato l'isola di Creta dal Minotauro. Queste stelle costituiscono la costellazione della CORONA BOREALE, la cui stella più luminosa si chiama Alphecca, che significa “gemma”, “diamante”. Le stelle più brillanti della Corona Boreale non hanno attrattive particolari, le curiosità si trovano in stelle meno appariscenti che però sono difficilmente osservabili a occhio nudo, quindi passiamo alla prossima costellazione, che fa parte delle costellazioni zodiacali: il LEONE.

Il LEONE rappresenta la trasfigurazione celeste del mitologico leone di Nemea, ucciso da Ercole nella prima delle sue dodici fatiche. All'epoca delle civiltà precristiane il Sole entrava nel Leone durante il periodo piè caldo dell'anno: da qui la parola “solleone” (Sole nel Leone). Alfa, di nome Regolo, è la ventunesima stella del cielo in ordine di luminosità, e gli antichi caldei basavano il loro calendario sulla sua prima apparizione mattutina.



La mappa celeste riportata qui sotto rappresenta il cielo osservabile il 1º maggio alle ore 23:00 da Calalzo guardando verso Sud (la diga di Sottocastello), ma è comunque utilizzabile da tutta l'Italia settentrionale per l'intera primavera, ricordandoci però che ogni giorno vediamo alla stessa ora la sfera celeste ruotata di circa un grado (la larghezza del dito indice a braccio teso) verso ovest. Per rivedere le stelle nella stessa precisa posizione dobbiamo osservare dopo 15 giorni un'ora più tardi, quindi le mappe illustrano il cielo anche del 15 aprile alle 22:00, del 15 maggio alle 24:00, del 1º giugno alle 1:00 e così via. Comunque, se impariamo a riconoscere il Grande Carro (o un'altra costellazione) senza l'aiuto delle mappe e poi ci orientiamo nel cielo prendendo questa costellazione come riferimento, e non i punti cardinali, allora le cartine valgono tutte le notti primaverili a tutte le ore. Per avere la mappa precisa del cielo visibile in questo momento cliccare su il cielo... adesso!




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