INTRODUZIONE
ALL'OSSERVAZIONE
ASTRONOMICA


  COSA SI VEDE?

Nelle notti migliori e senza Luna possiamo vedere a occhio nudo la Via Lattea, la Galassia di Andromeda, la Nebulosa di Orione e qualche ammasso, oltre a 1500-2000 stelle, ma già un binocolo ne mostrerà molte di più (circa 50 mila) e con tanti più particolari, come il loro colore o stelle compagne con cui dividono lo stesso destino legate assieme dalla forza di gravità.

Altri oggetti sono meno luminosi, e si rivelano più spettacolari con l'aiuto di un piccolo telescopio: sono le nebulose, gli ammassi stellari e le galassie; sicuramente però l'osservazione visuale può godere del fascino di ricevere con i nostri occhi raggi di luce che sono partiti milioni di anni fa.

I pianeti visibili a occhio nudo sono quattro: Venere, Marte, Giove e Saturno. La parola “pianeti” deriva dal greco “planetes”, “errante, vagante”: essi variano costantemente la loro collocazione nel cielo e, al contrario delle stelle, non si ripresentano nello stesso punto dopo un anno. Tuttavia, il fatto che le orbite dei pianeti del nostro Sistema Solare, compresa quella della Terra, giacciano tutte circa sullo stesso piano, ci semplifica notevolmente la loro osservazione: il Sole e i pianeti seguono una linea apparente nel cielo, l'eclittica. Questo significa che, anche se i pianeti cambiano continuamente la loro posizione, noi li vediamo muoversi sempre sull'eclittica.

Nel cielo ci sono molti altri oggetti che meritano di essere citati e che è possibile osservare facilmente: un esempio curioso è la ISS. La ISS (International Space Station) è la Stazione Spaziale Internazionale, spesso citata da giornali e televisioni, che quasi ogni notte passa sopra le nostre teste. Nei passaggi più luminosi si vede una “stella”, molto brillante, che attraversa velocemente la volta celeste.

  SERVE UN TELESCOPIO?

Per rimanere affascinati dalle bellezze della volta celeste non servono sofisticati e costosi telescopi: per provare il piacere di ammirare il cielo sono sufficienti i nostri occhi, purché mettiamo in pratica qualche piccolo accorgimento e non ci aspettiamo troppo. Infatti, spesso rimaniamo delusi dalla visione diretta di nebulose e galassie perché abbiamo in mente le splendide fotografie pubblicate sulle riviste di divulgazione scientifica, ma quelle immagini sono riprese con strumenti molto luminosi, pose lunghe o moderne camere CCD: visti con un binocolo o un piccolo telescopio questi oggetti appaiono appena percepibili, come fantasmi grigiastri sullo sfondo scuro del cielo.

Per delle piacevoli passeggiate celesti basta avere un minimo di allenamento nel riconoscere le costellazioni: è sufficiente saperne identificare una per ogni stagione più l'Orsa Maggiore (meglio conosciuta come il “Grande Carro”), poi da queste con allineamenti ideali tra le stelle si raggiungono tutte le altre; e seguire alcuni semplici, ma utili, consigli.

Il primo trucco da adottare consiste nell'abituare l'occhio all'oscurità. A causa dell'inquinamento luminoso non serve un adattamento perfetto, bastano 5-10 minuti per accorgerci che il numero delle stelle visibili è aumentato rispetto al momento in cui siamo usciti. Se poi abbiamo la fortuna di compiere le nostre osservazioni sotto un cielo molto buio, allora vale la pena di aspettare la totale dilatazione della pupilla, che richiede quasi mezz'ora. In alta montagna, lontano dalle luci dei nostri paesi, lo spettacolo é assicurato!

Per leggere le mappe celesti (o le cartine inserite in queste pagine) consiglio di usare una luce rossa, autocostruita ponendo un foglio di carta o un pezzo di stoffa rossi davanti a una torcia elettrica, per non compromettere l'adattamento al buio dell'occhio.

Due parole sulle “condizioni al contorno”, spesso trascurate: la scomodità e il freddo possono facilmente rovinare il piacere di una notte stellata. Quindi è consigliabile coprirsi sempre bene, anche in estate, soprattutto in alta montagna. Infine, dopo mezz'ora di osservazione in piedi di solito ci rendiamo conto che forse sarebbe stata un'idea migliore portare una coperta per poterci sdraiare su un prato.

  PERCHÉ LE STELLE SI CHIAMANO COSÌ?

Gli astri più brillanti hanno un nome proprio (a esempio Sirio, Betelgeuse, Aldebaran, ecc.) che spesso è di origine araba, ma anche greca o latina. Per dare un nome anche alle stelle piè deboli si usa però un metodo introdotto nel XVIIº secolo da Bayer: la più luminosa di ogni costellazione viene indicata con la lettera greca alfa (α), le successive con la beta (β), gamma (γ), delta (δ), ecc., fino a esaurire l'alfabeto greco. Ogni lettera è seguita dal genitivo del nome latino della costellazione, ecco allora Alfa Orionis, la stella più luminosa di Orione, Beta Lyre, la seconda della Lira, e così via.

Per nebulose, galassie e ammassi ci si riferisce in genere a qualche importante catalogo, come quello di Messier o il New General Catalogue. Per esempio M 31 (NGC 224) corrisponde alla Galassia di Andromeda, e M 42 (NGC 1976) alla Nebulosa di Orione.

  LE COSTELLAZIONI

Naturalmente tutti sappiamo che le costellazioni sono quei raggruppamenti di stelle in cui gli antichi vedevano la figura di un essere vivente, di una creatura mitologica o di un oggetto. Quindi, le costellazioni sono il prodotto dell'immaginazione umana, esse variano da cultura a cultura e, tranne poche eccezioni, occorre molta fantasia per riconoscere la figura della quale portano il nome.

Lo schema attuale, quello a cui siamo abituati a fare riferimento, comprende 88 costellazioni ufficializzate dall'Unione Astronomica Internazionale nel 1930, e trova la propria origine nel grande catalogo che Tolomeo scrisse nel 137 d.C.: l'Almagesto.

Un ruolo particolare rivestono le costellazioni zodiacali, perché in esse si muovono il Sole, la Luna e i pianeti. Lo studio del moto di questi corpi celesti era alla portata dei popoli antichi da cui Ŕ nata la nostra cultura, che li usavano per predire il futuro o per interpretare la volontà degli dei di cui essi portano il nome. Traccia di ciò rimane nell'astrologia, che oggi sappiamo essere solamente un gioco privo di basi scientifiche: stelle e pianeti non hanno nessuna influenza sul nostro destino.

Ormai le costellazioni hanno perduto il loro significato per diventare delle semplici convenzioni, una pura comodità per orientarci nel cielo: le figure che esse formano sono l'effetto della prospettiva, le stelle si proiettano una accanto all'altra ma in realtÓ sono lontanissime fra loro. La più vicina a noi può trovarsi a pochi anni luce, mentre la più lontana magari è a migliaia di anni luce di distanza dal Sole. Vedere una figura in questi accostamenti casuali non ha più senso del dire che il campanile della chiesa è vicino alla montagna solo perché vi si proietta contro.

Tutto questo è quello che dice la scienza, ma ovviamente nulla toglie al fascino di una limpida notte stellata e al gioco di inventare figure sempre nuove!

  LE STELLE SONO SEMPRE LE STESSE?

No, le costellazioni sorgono dall'orizzonte orientale (a est) e in qualche ora tramontano dietro quello occidentale (a ovest), e cambiano con il passare delle stagioni per il moto della Terra attorno al Sole. Non tutte però: quelle cosiddette “circumpolari” sono abbastanza vicine alla Stella Polare da rimanere costantemente sopra l'orizzonte, senza mai sorgere né tramontare.

C'è così una passeggiata tra le stelle che si può fare in qualsiasi notte dell'anno: quella attorno al polo nord celeste; attraverso le costellazioni dell'Orsa Maggiore e Minore, Cassiopea, Cefeo, Dragone e Giraffa. Dobbiamo comunque ricordare che un oggetto celeste si osserva meglio quando è più alto sull'orizzonte quindi, per esempio, in primavera l'Orsa Maggiore, l'Orsa Minore e il Dragone sono in posizione favorevole in prima serata, mentre in autunno lo sono Cassiopea, Cefeo e la Giraffa.

  LA STELLA POLARE

Il primo impatto con il firmamento può essere problematico, all'inizio non è sempre facile orientarsi, però è solo questione di abitudine e, dopo qualche notte, acquistiamo già sufficiente dimestichezza con la volta celeste da riuscire a individuare “a occhio” le principali costellazioni.

Iniziamo quindi con il riconoscere qualche semplice punto di riferimento, con l'aiuto di una cartina, e cerchiamo la Stella Polare. La Stella Polare è abbastanza facile da trovare: si trova pressappoco a metà strada fra l'orizzonte e lo zenit (il punto esattamente in verticale sopra chi osserva), guardando verso nord. In realtà essa non coincide esattamente con il polo nord celeste, da cui si discosta di circa due diametri di Luna piena.

Attenzione: la Stella Polare non è la stella più luminosa del cielo, come spesso si crede, ma quella che più si avvicina al polo nord celeste; basta qualche ora di osservazione per accorgerci che nel corso della notte tutte le stelle sembrano ruotare intorno a essa. Se vogliamo una conferma visibile e indiscutibile, possiamo fotografarla con un obiettivo a largo campo lasciando il diaframma aperto per alcune ore: è garantito un risultato splendido, specialmente se nell'inquadratura includiamo qualche elemento del paesaggio.

  DA DOVE INIZIAMO?

La costellazione più famosa è sicuramente l'Orsa Maggiore, nota anche come Grande Carro per la forma caratteristica della sua parte principale, che ricorda appunto un carro (si riconoscono facilmente quattro stelle, disposte agli angoli di un rettangolo, che ne costituiscono il corpo e altre tre disposte in curva che formano il timone).

Questa è una delle costellazioni da cui è più facile partire per rintracciare tutte le altre: unendo con una linea immaginaria le due stelle posteriori e prolungandola per cinque volte raggiungiamo la Polare, che è la prima stella del timone dell'Orsa Minore (il Piccolo Carro). Ma possiamo facilmente proseguire in altre direzioni: per esempio, seguendo la diagonale del carro nella direzione opposta al timone arriviamo ai Gemelli. Prendendo invece il bordo da cui parte il timone, e proseguendo sempre allontanandoci da quest'ultimo, raggiungiamo l'Auriga. Opposta all'Orsa Maggiore, rispetto alla Polare, troviamo Cassiopea, le cui stelle disegnano una W un po' irregolare. Infine, una linea curva che prolunga il timone ci porta ad Arturo, la stella più brillante del Bifolco.

Trovati questi primi importanti collegamenti tra le costellazioni, chiamati "asterismi", le mappe ci aiuteranno a trovare anche quelli minori e a esplorare così l'intero firmamento.



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