COSTELLAZIONI
ESTIVE


Le notti estive sono segnate da un grande triangolo di stelle molto luminose: Vega nella costellazione della Lira, Deneb nel Cigno e Altair nell'Aquila. Nell'escursione celeste estiva possiamo usare proprio questo “triangolo estivo” per orientarci: continuando idealmente la linea che congiunge Deneb e Vega si incontra un trapezio di stelle piuttosto deboli che formano il corpo di Ercole. Simmetrica alla piccola costellazione della Lira, al di là del Cigno, c'è la Volpetta, e poco oltre la Freccia e il Delfino. A sud dell'Aquila troviamo il Sagittario e lo Scorpione.

Partiamo dal CIGNO: detto anche “la Croce del Nord” nella mitologia greca rappresenta l'uccello nel quale si sarebbe trasformato Zeus per trarre in inganno Nemesi. Alfa Cygni è Deneb, che dall'Arabo significa “la coda della gallina” svelandoci i momenti meno nobili di questa costellazione, infatti gli Arabi vi vedevano una gallina e questa denominazione restò in uso per tutto il Medioevo. Deneb è una stella supergigante dalla massa incerta, ma sicuramente destinata a vita breve: se la sua massa è 15 volte quella del Sole tra 200 mila anni Deneb esploderà come supernova, diventerà così luminosa da risultare visibile in pieno giorno e dal collasso si formerà un buco nero. Beta porta il nome di Albireo e si presenta come un bella stella doppia osservabile con qualsiasi piccolo telescopio (una componente č color giallo-oro e l'altra verde-azzurro), l'accostamento però è solo uno scherzo della prospettiva. Gamma si chiama Sadr o Sadir, e nei suoi dintorni inizia l'apparente suddivisione della Via Lattea in due bracci, dovuta in realtà alla presenza di nebulose oscure relativamente vicine a noi. Fuori portata degli astrofili ma degna di menzione è Cygnus X-1, a metà collo del Cigno: si tratta di una delle più estese sorgenti X del cielo e questo oggetto è il primo candidato a buco nero realmente credibile. Nel Cigno si vede anche la celebre nebulosa “Nord America” (NGC 7000), così chiamata per la sua forma. È situata a est di Deneb e la si può cogliere con un buon binocolo come una nube proiettata sulla Via Lattea.

Se abbiamo a disposizione un piccolo telescopio amatoriale lasciamo il Cigno ma rimaniamo nelle sue vicinanze e cerchiamo nella piccola costellazione della VOLPETTA la bellissima nebulosa planetaria M27. Individuata da Messier nel 1764, che la descrisse come una piccola nube di forma ovale, è una delle nebulose planetarie più estese e la prima a essere scoperta: soltanto 15 anni dopo Darquier scoprirà la seconda, la nebulosa ad anello della Lira, di cui parleremo tra poco. Purtroppo la Volpetta non ha stelle o altri oggetti interessanti osservabili a occhio nudo.

Spostiamoci ora ai margini della Via Lattea per compiere un'escursione nella LIRA, costellazione piccola ma ricca di attrazioni, a cominciare dalla sua stella più brillante: Vega. Di colore bianco-azzurro è la quinta stella del cielo in ordine di luminosità apparente, dopo Sirio, Canopo, Alfa Centauri e Arturo. Per il moto di precessione, era la Stella Polare di 12 mila anni fa e tornerà a esserlo tra 14 mila anni. Una curiosità: Vega fu, il 12 luglio 1850, la prima stella a essere fotografata: la fotografia fu effettuata all'Osservatorio di Harvard al fuoco di un rifrattore di 40 cm. Beta Lyrae porta il nome di Sheliak ed è una variabile a eclissi, si tratta cioè di due stelle che ruotano una attorno all'altra eclissandosi a vicenda. Esplorando questa zona di cielo non dovete perdervi Epsilon Lyrae, è la famosa “doppia doppia”: le due stelle principali si distinguono già con un binocolo, ma un telescopio rivela che entrambe sono doppie. Il primo ad ammirarle fu William Herschel nell'agosto del 1779 con un telescopio di 8 cm. Ma la vera attrazione della Lira è la sua popolarissima nebulosa ad anello M57. Posta all'incirca in mezzo tra le stelle Beta e Gamma (un po' più vicina a Beta), se la osserviamo al telescopio, è probabilmente la nebulosa planetaria più suggestiva di tutto il cielo.

Rivolgiamo ora la nostra attenzione all'AQUILA. Sappiamo già che Alfa porta il nome di Altair, è la dodicesima stella del cielo in ordine di brillantezza e poiché ruota su stessa molto velocemente, compiendo un giro completo in 6 ore e mezza, la sua forma è molto schiacciata (ma attenzione: questa particolarità non è visibile, anche con i più potenti telescopi Altair purtroppo apparirà comunque puntiforme come tutte le altre stelle). Non ci sono altre stelle interessanti, però se la notte è perfettamente buia possiamo cercare nell'Aquila due nebulose oscure: con un diametro angolare pari a quello della Luna piena B 143 è identificabile abbastanza facilmente perché i suoi contorni si stagliano sul chiarore della Via Lattea. B 133 è una nebulosa oscura ancora più densa, al punto che in essa, con quattro ore di posa, una foto ripresa con il telescopio da 2,5 m di Monte Wilson non è riuscita a mettere in evidenza neppure una stella.

Nel cielo di luglio, cosė alto da sfiorare lo Zenit, si arrampica ERCOLE, l'eroe greco delle dodici fatiche. La costellazione di Ercole non ha astri molto brillanti ma, a ovest della Lira, si identifica lo stesso con facilità per il trapezio di stelle che costituiscono il corpo del personaggio mitologico, che è acrobaticamente rappresentato a testa in giù e piedi in aria: il capo è infatti localizzato da Ras Algethi, Alfa Herculis, molto più a sud del trapezio, al confine con la costellazione di Ofiuco. Ras Algethi è una supergigante (una rarefatissima bolla di idrogeno il cui diametro è paragonabile all'orbita di Marte) di colore rossastro e ha una stella compagna dalla luce verde-blu, che è a sua volta una stella doppia. Gli abitanti di un ipotetico pianeta di quel sistema avrebbero giornate illuminate da tre stelle: una rossa, una verde-azzurra e una bianco-gialla. Ma la vera attrazione della costellazione di Ercole è M13, senza dubbio il più bell'ammasso globulare del cielo settentrionale. Al binocolo appare come una stellina sfocata vicino a Eta sulla congiungente con Zeta. Al telescopio rivela tante più stelle distinte quanto più lo strumento è potente: ne contiene quasi un milione. Questo significa che un pianeta di una stella centrale di M13 avrebbe il suo cielo costantemente illuminato da un milione di stelle relativamente vicine, alcune delle quali pių brillanti della Luna piena, e quindi un abitante di quel pianeta non potrebbe rendersi conto di quanto vario, vasto e magnifico è l'Universo.

Nel 1974 con il radiotelescopio più grande del mondo, quello di Arecibo, in Portorico, fu trasmesso verso M13 il famoso messaggio in codice binario consistente di 1679 impulsi che, disposti secondo un ordine opportuno, delineano un disegno ricco di informazioni sulla nostra civiltà. Il numero 1679 è divisibile solo per i due numeri primi (cioè non ulteriormente divisibili se non per sè stessi e 1) 23 e 73 cosicché gli eventuali alieni che captassero il segnale dovrebbero riuscire a capire che il disegno si forma disponendo le singole informazioni elementari in 23 righe di 73 caratteri o 73 righe di 23 caratteri. Il messaggio contiene anche l'informazione chiave sul codice binario in cui è scritto. Naturalmente, considerata la distanza di M13 di 25 mila anni luce, la risposta non potrà arrivarci che tra 50 mila anni...

Un'escursione celeste d'estate ci porta anche nel cuore della nostra galassia, la Via Lattea: la sua regione centrale si trova nella direzione della costellazione del SAGITTARIO, che però alle nostre latitudini è bassa sull'orizzonte e quindi non di facile osservazione. Il nucleo della Galassia rimane una delle regioni dell'Universo più misteriose in quanto ci viene nascosto da vaste nebulose oscure. Nel cuore galattico si annidano una intensa radiosorgente e alcune strutture che emettono raggi X: questo induce a ipotizzare la presenza di un buco nero di grande massa. Ricordiamo che Alfa viene chiamata Rukbat o Alrami, entrambi i nomi significano “il ginocchio dell'arciere”; benché porti la lettera alfa, almeno otto stelle del Sagittario la superano in luminosità e la stella più luminosa è indicata con la lettera epsilon. M8 è la celebre Nebulosa della Laguna, così chiamata da Agnes Clerke nel 1890 per la sua struttura: un fioco chiarore ovoidale attraversato da un “canale” oscuro. Foto moderne mettono in evidenza molti “Globuli di Bok“, cioè nubi di materia oscura che si presentano come puntini minuscoli e nerissimi sullo sfondo chiaro, e stelle neonate. Da non perdere è M20, da molti considerata la più fotogenica tra le nebulose. Chiamata “Trifida” per la sua forma (tre zone chiare principali, separate da sottili nebulose oscure, e una quarta zona chiara appena accennata) si trova ad appena un grado e mezzo dalla Nebulosa Laguna.



La mappa celeste riportata qui sotto rappresenta il cielo osservabile il 1º agosto alle ore 23:00 da Calalzo guardando verso Sud (la diga di Sottocastello), ma è comunque utilizzabile da tutta l'Italia settentrionale per l'intera estate, ricordandoci però che ogni giorno vediamo alla stessa ora la sfera celeste ruotata di circa un grado (la larghezza del dito indice a braccio teso) verso ovest. Per rivedere le stelle nella stessa precisa posizione dobbiamo osservare dopo 15 giorni un'ora più tardi, quindi la mappa illustra il cielo anche del 15 luglio alle 22:00, del 15 agosto alle 24:00, del 1º settembre alle 1:00 e così via. Comunque, se impariamo a individuare il Cigno, riconoscibile per la caratteristica forma a croce (o un'altra costellazione) senza l'aiuto della mappa e poi ci orientiamo nel cielo prendendo questa costellazione come riferimento, e non i punti cardinali, allora la cartina vale tutte le notti estive a tutte le ore. Per avere la mappa precisa del cielo visibile in questo momento cliccare su il cielo... adesso!




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