IL VOLO DEGLI AQUILOTTI

La brillante esperienza di un gruppo di giovani
calaltini prima della nascita della sezione CAI.


È importante e doveroso scrivere, perché resti nel tempo, la storia degli Aquilotti di Calalzo, che sono stati i primi a tracciare una strada fatta insieme di alpinismo e di attività comunitarie e sociali per tutto il paese e per gli ospiti. Ed è su questa traccia di attività parallele che oggi si muove il CAI di Calalzo.

L'immediato dopoguerra aveva portato una travolgente ondata di entusiasmo, gioia di vivere, di essere liberi, con l'esigenza di raggrupparsi per divertirsi con spensieratezza. In questo clima di particolare euforia - anno 1947 - sono nati gli “Aquilotti di Calalzo”: un gruppo di ragazzi esuberanti, volenterosi, pieni di iniziative, accomunati dal grande amore per il loro paese e per le montagne che lo circondano.

Erano tempi, quelli, in cui oltre alle proprie gambe, i mezzi di locomozione abituali si fermavano alla bicicletta o al massimo al motorino, quindi si “viveva” il paese ed intensi erano i rapporti comunitari. Ovunque si formavano gruppi spontanei di ragazzi che amavano andar per crode: Scoiattoli a Cortina, Caprioli a San Vito, Ragni a Pieve, Aquilotti qui, probabilmente perché sulle Marmarole nidifica l'aquila. I calaltini però non andavano solo per crode o con gli sci da fondo. Il loro impegno si indirizzava anche al folclore, alle feste danzanti, all'animazione turistica. La lunga permanenza estiva dei villeggianti dava la possibilità di creare legami e l'esigenza di intrattenere gli ospiti. Allora si organizzavano escursioni domenicali di massa accompagnando i turisti ai rifugi: memorabile una salita al Galassi con 120 partecipanti! Nessun compenso veniva richiesto: bastava il sorriso di qualche ragazza, lo stare in compagnia allegramente e il far conoscere a “quelli di città” la bellezza della montagna.

I “Carri Fioriti” erano una tradizione estiva della valle. Venivano addobbati con piante e fiori, si mostravano i vecchi attrezzi di lavoro, al seguito stavano le ragazze vestite in costume locale, si cantava, si ballava. E poi le serate danzanti nella sala della Cooperativa e anche l'elezione della Reginetta! A tutto questo provvedevano gli Aquilotti, diretti da un eclettico Sergio Piccin, di professione fotografo, ma con doti tanto di rocciatore quanto di animatore mondano. Era praticamente un vulcano di idee, proposte, iniziative che portava avanti con tenacia e successo. E così il 6 maggio 1954 si stese uno statuto con le nomine del Consiglio Direttivo: presidente Sergio Piccin e segretario-tesoriere Luigino Giacobbi, che puntualmente teneva i rendiconti di bilanci e quote di tesseramento, nonché le relazioni della varie assemblee.

Dinamica e di notevole importanza fu anche l'attività alpinistica, capeggiata dal forte rocciatore Gianmaria De Bon, con Alfonso ed Enzo Rocchi, Sergio Piccin e Mario Novello. Furono effettuate ascensioni sul Froppa e sulla Cresta degli Invalidi, e aperte due nuove vie sulla Cima Nord di Val di Tana. Gianmaria con Gianni Bonafede di San Vito scalò la Torre dei Sabbioni su una via di Vº superiore.

Nel 1955 il CAI diede vita al Corpo Soccorso Alpino, organizzando il servizio in tutte le Alpi. Per il Centro Cadore la Stazione Unica del Soccorso Alpino fu creata a Pieve di Cadore e, vista la distanza di soli due chilometri tra Pieve e Calalzo, fu respinta la domanda di creare un'altra stazione anche nel nostro paese. Quando gli Aquilotti furono invitati a far parte di tale squadra del Soccorso Alpino, avanzarono la proposta di portare almeno del materiale a Calalzo, e soprattutto ai rifugi Chiggiato e Galassi, per una maggiore tempestività dei soccorsi. Anche questa seconda richiesta fu respinta, l'ulteriore rifiuto ingiustificato portò il gruppo Aquilotti a dare in blocco le dimissioni dal Corpo del Soccorso Alpino. Spesso l'entusiasmo e la generosità dei volontari vengono a scontrarsi con le regole, la burocrazia ed i limiti imposti da chi ha la visione generale del servizio, la responsabilità, l'organizzazione e l'impegno economico. Nonostante le sofferte dimissioni gli Aquilotti diedero comunque sempre la loro disponibilità in caso di bisogno, in quanto di anno in anno aumentavano le richieste di aiuto di rocciatori ed escursionisti infortunati o in difficoltà. Soccorsi portati a termine con qualsiasi tempo ed in ogni stagione, prontamente, generosamente e molto spesso senza un ringraziamento.

Il “Grazie Aquilotti” viene ora da noi, oggi che saliamo su sentieri ben battuti, portati in quota da auto o mezzi di risalita, che arrampichiamo con scarpe firmate e con corde che, anche se bagnate, non diventano rigide e pesanti come l'acciaio. Che ci difendiamo da pioggia, vento e gelo con piumini e giacche in goretex, che non dobbiamo centellinare la tavoletta di cioccolato o i soldi in tasca per la cena in rifugio. Il nostro grazie sarà purtroppo raccolto dai pochi che ci sono. Tanti di questi Aquilotti se ne sono andati - tragicamente o no - e ci aspettano “sui monti del Paradiso dove il Buon Dio - come nella canzone - li lascia andar!”.



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